mercoledì 18 novembre 2009

Dì-SPUTA



Sta succedendo di nuovo.
Non voglio crederci, non voglio guardare, non voglio essere qui.
Invece sono l'unico, obbligato spettatore di questo schifo.
Il cliente sta vomitando frasi al suo solito modo, ma parla troppo veloce,
si mangia le parole, gli escono fonemi alla rinfusa, non si capisce un cazzo.
Ma non è questo il problema.
Si lamenta di qualcosa, ma non mi è nemmeno chiaro di cosa, forse ha anche ragione.
Il problema è che sta per succedere di nuovo.
E non ho avuto nemmeno il tempo di svuotare la scrivania quando è spuntato sulla porta.
Mi sono chiesto per mesi se abbia un disfunzione particolare o cosa altro possa spiegare il fenomeno.
Sta di fatto che, mentre mi sforzo di guardarlo negli occhi, non posso fare a meno di fissargli il mento.
E come sempre, dopo quasi cinque minuti che blatera di cose alle quali annuisco non troppo convinto,
il mento gli si è completamente bagnato, madido di saliva e sudore.
E una volta bagnatosi completamente, arriva la parte peggiore.
Il volume della sua litania si abbassa, diventa un sottofondo. Posso solo fissarlo, ipnotizzato dall'orrore.
Vedo solo l'oscena tragedia consumarsi sotto i miei occhi. Dalla fradicia metà inferiore del suo viso,
mentre parla, iniziano a staccarsi lembi di saliva rassegata, gocce di sudore, spruzzi di bava,
che si schiantano inesorabili sulla mia scrivania, non prima di aver colpito i vari documenti che dovrò toccare di lì a poco.

Dicono che parlare male del proprio lavoro è come sputare nel piatto in cui mangi,
ma se anche non lo facessi io, ci penserebbe qualcun altro per me.

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