giovedì 26 novembre 2009

Cambio di Guardia

Nicola, la guardia... è andata in pensione.
E' passato oggi a salutare tutti.
Io gli ho dato una pacca sulla spalla.
"Che culo che hai. Non hai fatto una sega per tutta la vita e ora ti danno pure la pensione."
"Beh... lo sai qual'è la cosa più bella? Che la pensione me la pagherai tu!"
"Ma vaffanculo, va... a proposito. Me la regali una pallottola?"
Gliel'ho chiesta solo per rompergli le palle.
"Pallottola? E chi ce l'ha mai avute. Tè minchinone, guarda qui..."
E mi apre il caricatore della sua Beretta. Vuoto!
"Che pensi che mi sarei fatto ammazzare per la tua faccia di merda?".
Gli ho dato un pugno sulla spalla e l'ho salutato.

Stamattina mi ha salutato la nuova guardia. Ciro, di origini casertane.
"Uè, dottò... qualsiasi cosa avete bisogno, io ve la rimedio, eh. Avete solo da chiedere"
"Qualsiasi cosa?"
"Qualsiasi cosa!"
"Tipo?"
"Tipo... che ne sacc'io... ah, tipo le pilloline blu! Avete capito, si?"
"Ho capito. Ma con tua sorella non ne ho bisogno!"
"..."
"Vai, vai.. vai a lavorare"
"Si, dottò, si."

giovedì 19 novembre 2009

Porgi l'Altra Guancia

Ore 9.30. Leggo tranquillamente la Gazzetta su internet. Squilla il telefono.
Il capo.
"Venga nel mio ufficio, le devo parlare"
'mmhhh'
"Si sbrighi"
Mi trascino slacciandomi la cravatta. Chi cazzo l'ha detto che debba portarla ben allacciata?!
"Venga si accomodi"
Mi stravacco sulla sedia di fronte alla sua scrivania.
"Lei di sicuro non ha sentito parlare del Progetto PAG... Ne ha sentito parlare per caso?"
'No, direi di no'
"Ci avrei giurato...La nostra banca ha deciso di dare un segnale forte alle relazioni interpersonali. Da oggi cercheremo di essere tutti più tranquilli, sereni, comprensivi... amici. Perchè chi è amico si sente meglio e se si sente meglio produce, crea valore aggiunto, conto economico, reddito, ecc. ecc."
'Per cui?'
"Per cui ecco che nasce il Progetto PAG. Porgi l'Altra Guancia. Come si fa tra amici veri. E io, oggi... sono qui per questo. Per porgere l'altra guancia. Perchè chi è amico è sincero. Insomma... mi dica cosa pensa di me. Io ne sarò contento. Il nostro rapporto ne trarrà profitto. E... e non si vergogni a dire la verità Sono qui per porgere la mia guancia e anche l'altra".
'Veramente lei pensa di voler sentire quello che penso di lei?'
"Certo che voglio. La Direzione lo vuole. Su, su.. non faccia il timido"
'Beh,, quando l'ho conosciuta ho pensato che fosse un INCAPACE... ma poi...'
"Ma poi?..."
'Poi ho capito che oltre ad essere un INCAPACE lei era anche un fottuto IDIOTA TESTA DI CAZZO LECCACULO!'
"..."
Sorrido. Vai, fammi vedere il tuo PAG, penso... Porgimi l'altra guancia...
"Senta... Esca di qui o la prendo immediatamente a calci in culo"
'Ma l'altra guancia... il PAG?'
"Imbecille, io la rovino e si scordi il premio di marzo e pure la tredicesima. La mando a pulire i cessi della peggiore Agenzia di periferia."
Esco con calma. Faccio due metri... torno indietro.
'Avevo dimenticato di dirle una cosa...'
Mi guarda.
'E' anche un pò CORNUTO... molto CORNUTO'.

mercoledì 18 novembre 2009

Dì-SPUTA



Sta succedendo di nuovo.
Non voglio crederci, non voglio guardare, non voglio essere qui.
Invece sono l'unico, obbligato spettatore di questo schifo.
Il cliente sta vomitando frasi al suo solito modo, ma parla troppo veloce,
si mangia le parole, gli escono fonemi alla rinfusa, non si capisce un cazzo.
Ma non è questo il problema.
Si lamenta di qualcosa, ma non mi è nemmeno chiaro di cosa, forse ha anche ragione.
Il problema è che sta per succedere di nuovo.
E non ho avuto nemmeno il tempo di svuotare la scrivania quando è spuntato sulla porta.
Mi sono chiesto per mesi se abbia un disfunzione particolare o cosa altro possa spiegare il fenomeno.
Sta di fatto che, mentre mi sforzo di guardarlo negli occhi, non posso fare a meno di fissargli il mento.
E come sempre, dopo quasi cinque minuti che blatera di cose alle quali annuisco non troppo convinto,
il mento gli si è completamente bagnato, madido di saliva e sudore.
E una volta bagnatosi completamente, arriva la parte peggiore.
Il volume della sua litania si abbassa, diventa un sottofondo. Posso solo fissarlo, ipnotizzato dall'orrore.
Vedo solo l'oscena tragedia consumarsi sotto i miei occhi. Dalla fradicia metà inferiore del suo viso,
mentre parla, iniziano a staccarsi lembi di saliva rassegata, gocce di sudore, spruzzi di bava,
che si schiantano inesorabili sulla mia scrivania, non prima di aver colpito i vari documenti che dovrò toccare di lì a poco.

Dicono che parlare male del proprio lavoro è come sputare nel piatto in cui mangi,
ma se anche non lo facessi io, ci penserebbe qualcun altro per me.

giovedì 5 novembre 2009

Niente da fare!

Niente da fare!
Anche oggi mi ritrovo qui, nel magico mondo degli impiegati bancari.
Posto fisso, lavoro fisso, stipendio fisso... sguardo fisso.
Guardo questi poveri cristi questuanti, uno dopo l'altro, senza neanche accennare a chiudere una palpebra.
Li detesto.
Quasi quanto i miei colleghi.
Niente da fare.
Oggi non ho voglia di fare una sega.
Mi metto al pc, mi faccio un tetris e dico a tutti quelli che si presentano un No.
E' quello che vogliono sentire.

"Siamo bastardi in banca, signora, non lo sapeva? O ha creduto anche solo per un attimo alla pubblicità che ci fa giovani e sorridenti?"